Eyes Wide Shut, l’ultimo atto di Kubrick

Eyes Wide Shut, l’ultimo atto di Kubrick

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Era il 1994, e Stanley Kubrick non girava più un lungometraggio da ben sette anni, da quel “Full Metal Jacket” che tanto aveva diviso pubblico e critica, come solo le pellicole del cineasta newyorkese sapevano fare. Kubrick teneva da almeno trent’anni nel cassetto un romanzo che l’aveva molto colpito, “Doppio Sogno” dello scrittore austriaco Arthur Schnitzel, un romanzo che analizza la psicologia e le innumerevoli ipocrisie dietro al legame del matrimonio, che egli avrebbe voluto trasporre subito dopo “2001: Odissea nello spazio”, ma che invece accantonò a favore di “Arancia Meccanica”.

Stavolta i tempi erano maturi, ed il regista si affidò allo scrittore Frederic Raphael per l’adattamento del testo di Schnitzel. La scelta dei due protagonisti fece scalpore, perché Kubrick selezionò delle star di prima grandezza come Tom Cruise e Nicole Kidman, quasi “tradendo” un suo modus operandi decennale: oltretutto i due all’epoca erano realmente sposati come i loro personaggi e, come avrebbero poi entrambi ammesso, girare certe scene scabrose ed intime sotto gli occhi della troupe turbò fortemente la loro unione.

Come ogni progetto di Kubrick, la lavorazione del film ebbe mille interruzioni e prolungamenti, dovute in larga parte alle manie ed ai perfezionismi del regista, tanto che le riprese durarono dal novembre 1996 al gennaio del 1998, ed alcuni attori selezionati come Harvey KeitelJennifer Jason Leigh furono costretti a rinunciare per sopraggiunti impegni. Kubrick fece comunque in tempo a terminare il montaggio della pellicola prima della sua improvvisa morte, avvenuta il 7 marzo 1999, che trasformò “Eyes Wide Shut” in una sorta di testamento artistico.

Ironico, intimista, perverso, anticonformista, psicologico, drammatico: in una sola parola, controverso. Il film, a partire dal titolo che è un chiaro riferimento al detto “Occhio non vede, cuore non duole”, tratta le ipocrisie che vengono messe in piedi durante un matrimonio, i desideri celati dietro una sorta di difesa dell’istituzione che poi non trova concretezza nella natura del rapporto stesso, ridotto ad un’enorme messa in scena.

Kubrick contestualizza il libro spostando l’azione dalla Vienna di primi Novecento alla New York degli Anni Novanta. Bill e Alice sono un’agiata coppia borghese che a seguito di alcuni eventi (una festa dove entrambi vengono corteggiati) si ritrova a mettere in discussione il motivo ed il significato della loro unione. Mentre il personaggio di Cruise lo fa in modo “maschile”, quindi più pratico e fisico, partecipando come spettatore ad un’orgia in maschera oppure girando tra le prostitute, Alice è assai più raffinata e psicologica, soprattutto quando racconta a Bill di un suo antico fortissimo desiderio verso un ufficiale di marina, episodio che instilla nel marito il dubbio, la gelosia e nella coppia una profonda crisi.

Molto significativo il finale del film, complessivamente piuttosto lungo, con la frase detta proprio da Alice,  ”è un bene essersi destati dai propri sogni e sarà meglio rimanere svegli a lungo“, che indica il desiderio e la necessità di non nascondersi più dietro silenzi o segreti inconfessabili, e di domare l’ipocrisia.

“Eyes Wide Shut”, nonostante le critiche in chiaroscuro, resta un film molto complesso, dalla costruzione al montaggio, e il grosso hype  fornito dalla coppia Cruise-Kidman, dalle scene di sesso e dalla morte del regista lo hanno trasformato nel miglior incasso di tutta la produzione kubrickiana.